L'incendio neroniano

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio di 1949 anni fa, un incendio sviluppatosi nella zona del Circo Massimo distruggeva buona parte della città. Era il 64 d.C. e l’incendio neroniano, tra i più catastrofici incendi che Roma ricordi, divampò per ben 9 giorni. Roma a quel tempo contava circa un milione di abitanti; le vittime furono migliaia e circa 200.000 rimasero senza casa.
Tacito ce lo racconta con queste parole:« Sequitur clades, forte an dolo principis incertum (nam utrumque auctores prodidere) » « Seguì un disastro, non si sa se dovuto al caso oppure al dolo del principe (poiché gli storici interpretarono la cosa nell’uno e nell’altro modo) » (Annales XV, 38-1).
Le accuse caddero subito su Nerone, il quale, pur trovandosi quella notte nella sua villa al mare ad Anzio, fu ritenuto da molti responsabile. Inoltre si era diffusa la voce che mentre Roma bruciava, Nerone dal suo palazzo cantava un brano sulla “Caduta di Troia”. In realtà lo stesso imperatore prese una serie di provvedimenti per arrestare il divampare delle fiamme e per ospitare gli sfollati. Anche la storiografia recente tende a rivalutare la figura di Nerone, scagionandolo dalle accuse degli antichi. Nerone a sua volta tentò di allontanare i sospetti dalla sua persona scaricando la responsabilità dell’incendio sui seguaci del cristianesimo, già non molto popolari, dando inizio ad una crudele e sistematica persecuzione nei loro confronti. In questo stesso anno (o forse secondo altre fonti nel 67 d.C.) Pietro venne arrestato e martirizzato presso il circo neroniano, proprio nello stesso luogo dove oggi si trova la basilica di S. Pietro.